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Pubblicato da Alessandro il 05/08/2010 alle 12:10:31,  In Italia, (visitato 66 volte)

Vi segnalo questo articolo apparso sulla Prealpina di giovedì 5 agosto. Il tema è l'acqua e l'ipotesi di privatizzazione.

La questione è tutt'altro che definitiva, inserita in un quadro legislativo complicato, che ha visto anche sentenze della Corte costituzionale. Ma nella sostanza riguarda l'elemento naturale più semplice e diffuso: l'acqua. Il progetto di legge sui servizi idrici finirà sul tavolo della Giunta del Pirellone proprio questa mattina, ma il consigliere del Partito Democratico Alessandro Alfieri lancia l'allarme su due punti ben precisi: il primo riguarda il ruolo dei Comuni, il secondo la privatizzazione della gestione
di un bene tanto prezioso.
«Questa legge abolirebbe gli Ato (acronimo di Ambito territoriale ottimale, ndr) – afferma – e di fatto taglierebbe fuori il consorzio dei sindaci,
delegando tutto alle Province. Insomma, i Comuni non sarebbero più nella cabina di regia e non avrebbero più facoltà di decidere gli interventi, compito che spetterebbe solo all'ente provinciale». Una passaggio che presta il fianco a facili accuse politiche al governo regionale: «Ci si riempe la bocca con i temi del federalismo e della sussidiarietà – prosegue Alfieri -. Queste decisioni dovrebbero essere affidate all'ente più vicino ai singoli territori, quindi il Comune, ma con questa legge non avverrebbe così. Senza contare poi che il centrodestra ha ripetuto per tutta la scorsa campagna elettorale la volontà di eliminare le Amministrazioni provinciali
, ora invece le si valorizza affidando un incarico così delicato».
Stoccata politica, ma non solo. «Questa scelta tra l'altro danneggerebbe maggiormente i piccoli Comuni, che non avrebbero più voce in capitolo». L'altro passaggio su cui punta il consigliere del Pd è quello della gestione: «Si vuole privatizzare il processo che porta l'acqua nelle case dei cittadini – rimarca -, con il rischio inoltre che le
tariffe vengano aumentate e gli investimenti siano fatti con una logica non sempre di interesse pubblico. È ovvio che si debba provvedere alla razionalizzazione di un bene così prezioso, e quindi benvengano le partnership, ma i privati non possono sostituirsi al pubblico nel gestire una materia che ha a che fare con l'alimentazione e la salute delle persone». «Il referendum su questo tema è utile perché smuove la situazione – sottolinea Alessandro Alfieri -, ma poi la politica deve essere in grado di fare proposte concrete
».
(Marco Croci) 

 

Pubblicato da Alessandro il 26/07/2010 alle 10:09:08,  In Italia, (visitato 30 volte)

NESSUNO TOCCHI I BLOG

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati  dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del  c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o  inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel  Palazzo.
La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata,  illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità  dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni,  eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per  l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne  uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger
rischia più di un giornalista, ma ha meno libertà
.
Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come  se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti,  significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri
economici e politici.
Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha  dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di  attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione  Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto  alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la
propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso  ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il  dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo  la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.
L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto  fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini  siano costretti a rinunciarvi

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
Vittorio Zambardino, Scene Digitali
Alessandro Gilioli, Piovono Rane
Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu
Filippo Rossi, Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine
Federico Mello, Il Fatto Quotidiano
Claudio Messora, Byoblu
Stefano Corradino, Articolo 21
Luca Conti, Pandemia
Fabio Chiusi, Il Nichilista
Daniele Sensi, L'AntiComunitarista
Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!
 

Pubblicato da Alessandro il 14/07/2010 alle 17:12:00,  In Italia, (visitato 70 volte)
Anche oggi si è parlato di manovra economica. Nella commissione di cui faccio parte, quella sul Bilancio, abbiamo avuto l'occasione di confrontarci con l’assessore al Bilancio Romano Colozzi. Un intervento, il suo, che non ha saputo rispondere ai dubbi e alle problematiche che abbiamo avanzato con il collega Fabio Pizzul. 
L'assessore Colozzi non ha fatto altro che ribadire i numeri previsti dal saldo finale della Finanziaria. Non è però stato in grado di definire gli effetti reali sul bilancio della Regione. Alla domanda, una delle più importanti, sulla natura dei tagli ha solo ribadito che nel maxi-emendamento su cui verrà votata la fiducia è stabilito solo il loro ammontare. Ha dovuto quindi concordare con noi che il meccanismo congegnato dal Governo per premiare le Regioni virtuose non può funzionare in quanto demandato non allo Stato, ma ad un accordo tra le stesse Regioni. Tradotto, si scannino tra di loro.

L'audizione ha anche confermato tutti i dubbi sulla reale possibilità di attuazione del federalismo fiscale. La Copaf (Commissione per l'attuazione del federalismo) ha quantificato i trasferimenti permanenti dallo Stato alle Regioni in 4,9 miliardi di euro che sarebbero dunque fiscalizzabili, cioè trasformabili in imposte gestite dalle regioni stesse. Se, come prevede la manovra, venissero tagliati 4,5 miliardi alle regioni, la quota fiscalizzabile si ridurrebbe a poco più di 300 milioni di euro, ovvero ben poca cosa.

Altro tasto dolente, la sanità. Colozzi si è augurato anche che la parte relativa ai trasferimenti sulla sanità non venga toccata dalla manovra. Apprezziamo il realismo, ma i suoi timori sulle conseguenze della manovra non fanno altro che confermare i dubbi e la critiche per una finanziaria che non aiuta l'economia, penalizza pesantemente gli enti locali e non fa che accrescere i timori di pesanti conseguenze per i servizi socio sanitari erogati ai cittadini.
 
 

Pubblicato da Alessandro il 23/06/2010 alle 17:02:37,  In Italia, (visitato 99 volte)

Nella seduta straordinario del Consiglio regionale sul tema del federalismo demaniale è toccato a me illustrare i punti dell'ordine del giorno presentato dal Partito democratico (per la cronaca, il Consiglio ha poi approvato quello presentato da Pdl e Lega). Si tratta di una tematica attuale, dato che il federalismo demaniale – che altro non è se non il passaggio dei beni dello Stato alle autonomie locali – rappresenta il primo dei decreti attuativi del federalismo già approvato. Si tratta di un passo in avanti, anche se non è ancora il più importante.

In Aula, il consigliere leghista Parolo ha detto, ironizzando, che Pdl e Lega sono innamorati del federalismo. Noi non siamo innamorati a prescindere del federalismo: siamo interessati a che le riforme vadano avanti, affinché ci sia meno burocrazia, a dare concreta attuazione al federalismo. La politica deve essere capace di modernizzare la macchina pubblica proprio a partire dalla riforma degli assetti statuali e da una più equa distribuzione delle risorse. E' utile ricordare, dato che la Lega troppo spesso dimentica le tappe che ci hanno portato fin qui, che le radici del federalismo stanno nella riforma del Titolo V della Costituzione iniziato dal Governo di centrosinistra nel 2001 e dalle leggi Bassanini.

Capitolo a parte rappresenta il discorso sul demanio idrico, che, nel provvedimento, rappresenta una delle criticità. Il demanio idrico, relativamente alla gestione e alle entrate da essa derivanti, è stato trasferito alle Regioni già nel 2001, proprio a seguito dell’applicazione della riforma del titolo V della Costituzione. In Lombardia le fonti di approvvigionamento sono costituite per il 93% dalle acque superficiali e per il restante 7% da acque sotterranee quali pozzi e sorgenti. Per quanto riguarda l’utilizzo del patrimonio idrico lombardo, se si esclude quello per la produzione di energia elettrica (che rappresenta circa il 72% del totale), l’81% è usato per l’irrigazione dei campi, il 12% per l’uso civile, e il 5% per quello industriale. Il prelievo idrico annuo in Lombardia è più del doppio rispetto a quello medio europeo e si attesta sui 1.334 metri cubi all’anno pro capite contro i 600 della media Cee. Passando alla navigazione, la nostra è la regione italiana con più vie navigabili, con 1.007 chilometri di coste, di cui 621 chilometri lacuali e 386 fluviali, più di 200 porti turistici e 5 porti commerciali. Tutto ciò comporta una forte capacità di coordinamento della Regione con le Province e i Comuni. Non solo, questi trasferimenti non devono essere solo un onere per Province e Regioni, ma un’occasione di valorizzazione a vantaggio del territorio.

Il Pd invita quindi la Giunta Formigoni a farsi parte attiva con i ministeri competenti in una dialettica serrata. I prossimi decreti del Presidente del Consiglio che completano la riforma devono vedere protagonista la Lombardia. Anche la partita del demanio militare e dei beni culturali deve vedere a breve un confronto tra Lombardia e il Governo. In questo senso, siamo interessati affinché la riforma venga portata fino in fondo.
 
Trovate qui il mio intervento integrale a partire dal minuto 72.20.
 

Pubblicato da Alessandro il 16/06/2010 alle 16:28:24,  In Italia, (visitato 173 volte)

Ecco la campagna del Partito Democratico per difendere la libertà dei blog. L'art.1, comma 29 del ddl intercettazioni prevede che i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Il Pd vuole abolire questa norma.

Qui è possibile firmare e sottoscrivere l'appello. 


NESSUNO TOCCHI I BLOG


Un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari.
Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un'altra cosa.

 

Pubblicato da Alessandro il 03/06/2010 alle 18:01:37,  In Italia, (visitato 84 volte)
VI segnalo le contro-proposte del Pd per la manovra economica 2010
 
La manovra economica del governo non serve a migliorare gli obiettivi del triennio 2010-2012, non ha nulla a che vedere con la crisi greca ed invece è resa necessaria da due anni di errori e di scelte politiche di carattere elettorale. Nasce da qui lo sforamento degli obiettivi di spesa per acquisti di beni e servizi delle amministrazioni centrali di 5 miliardi e un allargamento dell’evasione di almeno 7 miliardi. Contemporaneamente le scelte del governo non sono state capaci di sostenere lo sviluppo. Sono questi i conti non in ordine che l’Europa ci chiede di riportare in ordine.
La manovra è frutto di impostazione sbagliata di politica economica che continua a separare risanamento e crescita. Siamo di fronte ad una manovra che non ha alcun elemento di equità fatta di taglio indiscriminati e priva di riforme strutturali, per di più di una manovra fortemente centralista proprio mentre si parla in maniera propagandistica di federalismo. I tagli a Regioni Province e Comuni colpiranno studenti, lavoratori, piccole imprese e pensionati. I pochi passi in avanti, apprezzabili e apprezzati dal Pd, riguardano la lotta all’evasione che però sconta due anni di abbandono delle misure più efficaci introdotte dal governo di centrosinistra e che viene contraddetta dal nuovo condono sugli immobili non accatastati.

Per sostenere la crescita e promuovere la sostenibilità dei conti pubblici il PD intende concentrare le sue proposte su quattro obiettivi:
1. Investimenti per l’economia verde, il risparmio e l’efficienza energetica sostegno alla scuola, all’università e alla ricerca.
2. Primo modulo di riforma fiscale per spostare il carico dai redditi da lavoro e impresa ai redditi da capitale.
3. Allentamento del patto di stabilità interno per comuni Province e Regioni per far ripartire gli investimenti nelle infrastrutture e aprire migliaia di piccoli cantieri.
4. Riavvio delle liberalizzazioni nel settore dei servizi.

A copertura delle riforme per la crescita e l’equità il Pd indica il rafforzamento della lotta all’evasione coinvolgendo anche i capitali scudati, una politica industriale per la riorganizzazione della pubblica
amministrazione, interventi incisivi nella riorganizzazione delle autonomie territoriali.
 

Pubblicato da Alessandro il 07/05/2010 alle 10:49:42,  In Italia, (visitato 188 volte)
Tutto il materiale che è stato mandato dal PD regionale ai circoli della Lombardia sulla battaglia contro la privatizzazione dell'acqua. Di seguito trovate:
- una lettera esplicativa, del Segretario regionale, sull’azione del Pd;
- il testo (in versione estesa e sintetica) del patto per l'acqua pubblica;
- il testo dell’Odg, che proponiamo di presentare in tutti i Consigli comunali;
 
 
Un patto per l’acqua pubblica (sintesi)
 
Il PD Lombardo dice no alla privatizzazione forzata dell'acqua, alla svendita ai privati imposta per legge da Lega e PDL, agli aumenti delle tariffe previsti.
Il PD ha combattuto in Parlamento contro le norme approvate da Lega e Pdl che portano ad una privatizzazione forzata dell’acqua nelle mani di poche grandi aziende lontane dai territori e dai cittadini.
Il PD è vicino a quanti combattono anche con il referendum contro la privatizzazione forzata dell’acqua.
Il PD promuove la raccolta di un milione di firme per una legge di iniziativa popolare che preveda:
• una forte regolazione pubblica, che definisca gli standard per migliorare il servizio e garantire equità e uso sostenibile dell’acqua;
• un ruolo fondamentale delle regioni, dei comuni e delle province;
un quadro normativo chiaro e stabile che metta fine alla continua incertezza prodotta dai ripetuti interventi del governo di Lega e Pdl che affidi chiaramente alle regioni il compito di organizzare il servizio idrico integrato sulla base di ambiti territoriali ottimali;
• una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e ai nuclei familiari numerosi e una tariffa che incentivi il risparmio idrico;
• certezze per la realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio, (almeno 60 miliardi di euro)
L’acqua è un bene pubblico e deve essere garantita a tutti.
Deve essere gestita secondo principi di equità, di solidarietà e preservata nella disponibilità e nella qualità per le future generazioni.
 
-------------------------------------
 
Un patto per l’acqua pubblica
 
Il Partito democratico si è opposto alle norme fatte approvare dal governo a colpi di fiducia e che spingono verso una privatizzazione forzata togliendo agli enti locali la possibilità di decidere e portando al rischio di monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio; norme presentate sotto il titolo di obblighi comunitari quando in realtà non c’è alcun atto comunitario o sentenza europea che imponga di forzare l’ingresso dei privati nel servizio idrico integrato.
Il Pd è contro il disegno di privatizzazione forzata imposto dal governo ed è vicino a quanti lo contrastano seguendo le diverse vie referendarie. La campagna per la raccolta firme promossa dal forum acqua pubblica ha avuto il merito di portare questo tema all’attenzione dell’opinione pubblica, e molti circoli del Pd si stanno attivando per sostenerla e promuoverla in sinergia con i comitati territoriali. Combattere, anche con il referendum contro la privatizzazione forzata dell’acqua è una battaglia fondata, ma, valutando i possibili rischi e i limiti dello strumento referendario, occorre mettere in campo un’iniziativa politica su più fronti: ordini del giorno da presentare nei Consigli comunali e provinciali; iniziative pubbliche di informazione e sensibilizzazione sul tema; raccolta delle buona pratiche e della esperienze amministrative del territorio lombardo per costruire insieme un forum sull’acqua con l’obiettivo di contribuire alla definizione della proposta di legge di iniziativa popolare che il segretario Bersani ha annunciato nei giorni scorsi; la raccolta firme a sostegno della legge Pd.
Nel merito la nostra posizione è chiara.
Il Pd vuole formulare una proposta complessiva di gestione del servizio idrico integrato con un percorso di costruzione di un progetto di legge partecipato, che coinvolga amministratori locali e cittadini e che metta al centro la risorsa acqua per sua natura pubblica, da rendere disponibile a tutti e da preservare per le future generazioni.
L’acqua, infatti, è un bene comune dell’umanità, un bene essenziale e insostituibile per la vita.
L’acqua non può che essere un bene pubblico e deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità per preservarne la qualità e la disponibilità per le future generazioni.
L’acqua è quindi necessariamente un bene pubblico e lo sono anche le infrastrutture del servizio idrico che vanno gestite con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. 
L’acqua è un bene scarso e va preservata attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia.
L’acqua è un bene fisicamente limitato e come tale va prelevata e gestita secondo criteri efficienti, in particolare assicurando la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco e governando l’uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi, potabili, agricoli e industriali, garantendo l’obiettivo della sostenibilità attraverso incentivi al risparmio idrico e il rispetto di standard di qualità.
Per il Partito democratico sono obiettivi irrinunciabili la tutela delle acque, l’accessibilità per tutti, un uso razionale della risorsa che operi dal lato dell’offerta e non si limiti a rincorrere la domanda, l’equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio. Irrinunciabile anche l’obiettivo della copertura totale del servizio di depurazione sull’intero territorio nazionale e di una gestione sostenibile della risorsa acqua, con la riduzione quindi di dispersioni, sprechi e usi inappropriati.
Per raggiungere questi obiettivi:
- una forte regolazione pubblica, attuata da una autorità di regolazione nazionale di cui siano compartecipi Stato e regioni, che consenta di definire standard di servizio, monitorare i risultati, applicare eventuali sanzioni e quindi incentivi qualità, efficienza e risparmio per migliorare il servizio e garantire al tempo stesso equità e uso sostenibile della risorsa acqua
- ruolo fondamentale delle regioni e degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimi essenziali fissati
- gestione industriale del servizio idrico integrato (ossia dell’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue) anche per realizzare economie di scala, assicurare qualità omogenea e controllabile dei servizi, garantire sicurezza degli approvvigionamenti idrici ed efficienza nella depurazione
- un quadro normativo chiaro e stabile che metta fine alla continua incertezza prodotta dai ripetuti interventi del centrodestra che riparta affidando alle regioni il compito di organizzare il servizio idrico integrato sulla base di ambiti territoriali ottimali definiti secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità nel rispetto dell’unità dei bacini idrografici, dell’unitarietà della gestione e quindi del superamento delle frammentazioni, dell’adeguatezza delle dimensioni gestionali, della riduzione delle sperequazioni tra ambiti limitrofi
- tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato, che preveda una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e ai nuclei familiari numerosi e una tariffa che incentivi il risparmio idrico e scoraggi quindi i consumi elevati
- meccanismi che vincolino alla realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio, stimati in almeno 60 miliardi di euro con un impegno aggiuntivo per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese
Iniziamo da oggi un percorso di costruzione di un progetto di legge che si articola intorno a queste linee guida e che vogliamo elaborare con i nostri amministratori locali ed eletti, territorio per territorio, e con il sostegno dei cittadini che vorranno firmare la petizione a sostegno della nostra proposta.
 
----------------------------------------
 
 
Lettera alle Federazioni provinciali del Pd lombardo e ai Circoli del Pd lombardo
 
Carissime, carissimi,
come sapete il Partito Democratico è in prima fila nella battaglia per l'acqua pubblica e la gestione del servizio idrico integrato dopo che il governo ha imposto la privatizzazione forzata della gestione del servizio idrico. Un esito che consideriamo non accettabile e contro il quale già i gruppi parlamentari hanno condotto una ferma opposizione.
La difesa dell'acqua pubblica è anche al centro di due diverse iniziative referendarie, una promossa dal forum acqua pubblica, l'altra dall'Italia dei Valori. Siamo vicini a quanti decidono di combattere contro la privatizzazione forzata dell'acqua e della sua gestione attraverso lo strumento del referendum e per questo è giusto che nei territori si dia sostegno e aiuto per la raccolta delle firme.
Ma pensiamo che il referendum non sia sufficiente a condurre la necessaria battaglia politica e regolamentare questa materia come necessario. Non solo perché ha purtroppo perso efficacia dopo che 24 referendum su 24 negli ultimi 15 anni sono stati persi perché non é stato raggiunto il quorum. Ma soprattutto perché abroga parti di leggi e quindi non è in grado di ridefinire un quadro articolato di norme coerenti come invece richiede un bene così importante come è l'acqua, e un servizio così complesso come è il servizio idrico integrato.
Affinché l’Acqua sia un Bene Pubblico “davvero” a disposizione, nel migliore dei modi, a tutti i cittadini italiani, sono necessari alcuni fattori:
- una forte regolazione pubblica che garantisca servizi elevati e ben monitorati,
- il ruolo fondamentale di regioni e servizi locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato,
- un profilo di qualità ma di scala industriale per la gestione dello stesso,
- l’esistenza di un quadro normativo chiaro e stabile
- la garanzia della determinazione, in generale, di “tariffe eque” e altresì di tariffe “sociali” per coloro che ne hanno bisogno;
- la definizione di vincoli che garantiscano l’effettuazione degli investimenti necessari al miglioramento del servizio.
Per questo vogliamo lanciare un patto per l'acqua pubblica: vogliamo costruire insieme ai nostri amministratori locali e al partito, regione per regione, un disegno di legge complessivo sull'acqua pubblica e sul servizio idrico integrato. Lo presenteremo ai cittadini chiedendo loro di sostenerlo firmando un documento di intenti. Al termine di questo intenso percorso di partecipazione e di ascolto dei vari livelli del Partito, dei nostri amministratori locali e, in generale, dei cittadini, lo consegneremo ai nostri gruppi parlamentari.
Il Partito Democratico Lombardo lancia a supporto una campagna politica e di comunicazione. Nei prossimi giorni arriveranno in tutte le Federazioni cartoline e manifesti stampati della campagna regionale per l'acqua pubblica.
Sul sito del PdLombardia sono disponibili il testo del patto per l'acqua pubblica, quello dell'ordine del giorno che proponiamo di presentare in tutti i Consigli Comunali, la locandina da usare per il web.
 
Buon Lavoro,
Maurizio Martina, Segretario PD lombardo
Roberto Rampi, Responsabile Organizzazione PD lombardo
Alessandro Benatti, Responsabile Ambiente PD lombardo
Matteo Rossi, Responsabile Enti Locali PD lombardo
 
----------------------------------------
 
ODG acqua
 
Comune/Provincia di ………………………
Ordine del Giorno
“Ci impegniamo per l'Acqua pubblica”
 
Il Consiglio comunale/provinciale di ………………………………….. riunito il ……………………
 
PREMESSO CHE
 
- l’acqua è un bene comune dell’umanità, un bene essenziale e insostituibile per la vita;
- l’acqua non può che essere un bene pubblico e deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità per preservarne la qualità e la disponibilità per le future generazioni;
- l’acqua è un bene scarso e va preservata attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia.
- l’acqua è un bene fisicamente limitato e come tale va prelevata e gestita secondo criteri efficienti, in particolare assicurando la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco e governando l’uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi, potabili, agricoli e industriali, garantendo l’obiettivo della sostenibilità attraverso incentivi al risparmio idrico e il rispetto di standard di qualità.
- anche le infrastrutture del servizio idrico, e quindi acquedotti, depuratori e fognature, sono necessariamente beni pubblici, da gestire con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio.

ASSUME
come obiettivi irrinunciabili dell’ azione politica e amministrativa:
- la tutela delle acque;
- l’accessibilità per tutti;
- un uso razionale della risorsa che operi dal lato dell’offerta e non si limiti a rincorrere la domanda;
- l’equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio;
- la copertura totale del servizio di depurazione sull’intero territorio nazionale;
- una gestione sostenibile della risorsa acqua, con la riduzione quindi di dispersioni, sprechi e usi inappropriati.

Per il loro raggiungimento,
INDICA
i seguenti strumenti:
- una gestione industriale del servizio idrico integrato per realizzare economie di scala, assicurare qualità omogenea e controllabile dei servizi, garantire sicurezza degli approvvigionamenti idrici ed efficienza nella depurazione;
- un quadro normativo chiaro e stabile che metta fine alla continua incertezza prodotta dai ripetuti interventi del centrodestra;
- una forte regolazione pubblica, attuata da una authority nazionale di cui siano compartecipi Stato e regioni, che consenta di definire standard, monitorare i risultati, applicare eventuali sanzioni e quindi incentivi qualità, efficienza e risparmio per migliorare il servizio e garantire al tempo stesso equità e uso sostenibile della risorsa acqua. 

In ogni caso,
RITIENE
che debba essere lasciata agli enti locali, veri rappresentanti dei territori, la possibilità di scegliere i modelli di gestione che riescono meglio ad integrare gli aspetti ambientali e sociali, con quelli legati all'efficienza, efficacia ed economicità dei servizi, tra tutte le possibilità previste dalle norme, inclusa la gestione pubblica.

Il Consiglio comunale di ……………………………….., infine

ESPRIME
la più ferma contrarietà per le norme che il governo ha fatto approvare attraverso l’ennesimo voto di fiducia e che spingono di fatto verso una privatizzazione forzata, portando al rischio di monopoli privati nelle mani di poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio; norme presentate sotto il titolo di obblighi comunitari quando in realtà non c’è alcun atto comunitario o sentenza europea che imponga di forzare l’ingresso dei privati nel servizio idrico integrato.
 
 

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