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Pubblicato da Alessandro il 30/03/2011 alle 11:31:17
Mentre il ministro Umberto Bossi pensa di affrontare il crescente flusso di immigrati con la minaccia del “foera di ball”, il suo compagno di partito Roberto Maroni approva il piano per dislocare nelle Regioni italiane circa 50.000 tra rifugiati e clandestini che potrebbero arrivare dalla sponda sud del mediterraneo. Per la Lombardia significherebbe un flusso aggiuntivo di circa 10.000 persone da accogliere in 5 siti. In Provincia di Varese è stato individuato a Lonate Pozzolo il “Campo della promessa”, l’ex aeroporto militare di addestramento costruito nel 1916 e battezzato così dal Gabriele D’Annunzio, poi smilitarizzato e abbandonato dal 1992. Nel sito, su cui proprio oggi è arrivato il sostanziale via libera di Formigoni, dovrebbero trovare accoglienza non meno di 1000 immigrati. “L’area è inadeguata per diversi motivi – dichiarano i consiglieri regionali del PD Alessandro Alfieri e Stefano Tosi -. È prossima all’aeroporto di Malpensa ed è delimitata da un sistema di recinzione facilmente eludibile. Di conseguenza la localizzazione di un campo profughi espone a rischi in relazione alla sicurezza dei cittadini di Lonate Pozzolo, dei comuni limitrofi e non ultimo, alla sicurezza nazionale, vista la vicinanza con un’infrastruttura strategica come lo scalo internazionale”. Secondo Alfieri e Tosi il sito sarebbe “l’ennesimo schiaffo per i cittadini di Lonate Pozzolo, che subiscono disagi per la vicinanza dell’aeroporto di Malpensa, destinati ad aumentare con la realizzazione della terza pista. Per non parlare delle conseguenze legate alle infiltrazione della ‘Ndrangheta.” “Infine - continuano gli esponenti democratici - gli edifici che sorgono sull’area sono in stato di incuria da quasi 20 anni, versano in condizioni fatiscenti, sono privi di servizi igienici e inadeguati per garantire la sorveglianza necessaria per prevenire eventuali fughe.”
 

Soddisfazione è stata espressa dal gruppo regionale del PD per l’approvazione bipartisan della risoluzione relativa al programma di lavoro 2011 della Commissione europea. La sessione comunitaria si è dunque conclusa con il voto dell’Aula, dove non sono comunque mancate puntualizzazioni rispetto ad alcuni aspetti. A spiegarlo è il consigliere regionale del PD Alessandro Alfieri, che nel suo intervento ha indicato tre linee di lavoro. “Occorre definire con maggior chiarezza il ruolo del Consiglio regionale nel processo decisionale comunitario che spesso, con le proprie direttive, incide sulla vita dei cittadini e delle imprese lombarde. Su questi temi specifici l’interlocuzione tra l’assemblea lombarda e le istituzioni europee deve essere certamente rafforzata.” In secondo luogo Alfieri ha messo in luce una mancanza della Giunta Regionale. “La Regione – dichiara - avrebbe dovuto presentare una propria relazione sull’attuazione del diritto comunitario, predisposta dalla Giunta. Sarebbe servita a fare il punto sulle infrazioni aperte e sulle sanzioni che ne possono derivare a carico del bilancio lombardo, ma incomprensibilmente non è stata fatta.” L’ultima considerazione di Alfieri è più politica e riguarda la Lega e l’immigrazione. “È opportuno – attacca il consigliere regionale - che il Carroccio eviti strumentalizzazioni sul flusso di immigrati generato dalle crisi politiche nel Mediterraneo gettando la croce sull’Europa. Noi che siamo sempre stati favorevoli al rafforzamento in Europa dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, non dimentichiamo che chi invoca oggi un maggior coinvolgimento delle istituzioni europee nella gestione dei flussi immigratori e delle politiche di asilo ha fatto di tutto per contrastare l’attribuzione all’Unione europea di maggiori poteri e risorse in materia.”
 

Le voci di protesta delle associazioni e dei Comuni di Cantello e Varese per la paventata riattivazione della Cava Coppa, hanno portato la Provincia di Varese a richiedere al Pirellone lo stralcio del progetto di escavazione. Lo stesso Partito democratico ha sempre segnalato la criticità di questo progetto. “Una posizione netta che finalmente accoglie le perplessità del territorio – afferma Alessandro Alfieri consigliere regionale del Pd –. Di certo non era sufficiente la posizione espressa in precedenza che chiedeva una semplice riduzione delle volumetrie. Come abbiamo sempre sostenuto, l’unica scelta possibile è quella di una corretta riambientalizzazione”. La vicenda della Cava Coppa di Cantello era arrivata lo scorso febbraio in VI Commissione Ambiente del Consiglio regionale attraverso l’audizione dei comitati locali e si è in attesa dell’audizione del Comune e della Provincia di Varese, così come richiesto dai consiglieri del Pd. Un’audizione che, per Alfieri, deve essere confermata.
 

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità oggi, martedì 1 marzo 2011, la risoluzione, elaborata dalla Commissione Affari istituzionali, su segnalazione dei sindaci della Valle Olona e dei gestori, che rende obbligatoria, entro due anni, l'installazione di strumenti di videosorveglianza, a circuito chiuso, in tutti gli impianti di distribuzione dei carburanti. Questa misura si è resa necessaria per porre un freno alle ripetute azioni criminose ai danni di questa categoria di imprese e quindi per favorire il controllo delle stazioni di servizio, implementando i dispositivi di sicurezza soprattutto nelle ore in cui non è presente il personale. “L’approvazione di questa risoluzione - spiegano i consiglieri regionali del Pd Stefano Tosi e Alessandro Alfieri – rappresenta un altro e significativo passo per la riforma della legge regionale sulla “Disciplina per la razionalizzazione e l’ammodernamento della rete distributiva dei carburanti”, richiesta a gran voce dagli esercenti per la tutela della propria incolumità durante il servizio e per la salvaguardare dell’attività. La modifica della normativa vigente – spiegano i due consiglieri – è un atto dovuto nel rispetto di Angelo Canavesi, gestore di un impianto a Gorla Minore, tragicamente scomparso un anno fa a seguito di una rapina. Adesso è necessario coordinarsi con la normativa nazionale affinché tutto si risolva nei tempi stabiliti”.
 

Il Commissario regionale della Croce Rossa ha annunciato ieri che non vi sono più le condizioni economiche per rinnovare la convenzione con Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) già prorogata fino al 30 giugno 2011. Convenzione che consente a Croce Rossa di svolgere l’importantissimo servizio di soccorso d’urgenza sul territorio.

“La situazione è seria, in Lombardia senza rinnovo rischiano di chiudere 97 postazioni “118” gestite da Croce Rossa (con un conseguente aumento esponenziale dei tempi di intervento per i cittadini) e si metterebbero a rischio 450 posti di lavoro – ha detto il consigliere Alessandro Alfieri del Pd - . Per dare respiro al bilancio (in rosso) di Croce Rossa era stato infatti avanzato un emendamento al decreto milleproroghe che avrebbe consentito l’esenzione di CRI dal pagamento dell’IRAP (circa 1,4 milioni di euro l’anno)”.

L’emendamento però non è stato accolto dal governo. “Non si può rimanere semplici spettatori in una vicenda così delicata. Rilancio qui la posizione del Pd lombardo: in sintesi la Regione trovi altri 400.000 euro a titolo di rimborso parziale per l’IRAP; Croce Rossa si impegni a garantire la stessa qualità del servizio erogata finora e a salvaguardare le professionalità che meritano, avviando per quelle un percorso di stabilizzazione; insieme ai sindacati avvii rapidamente un tavolo per superare le disparità contrattuali fra i diversi operatori dell’emergenza. In tal senso la soluzione da noi auspicata è quella di trasformare i comitati locali della C.R.I. in ONLUS. Non è più il momento degli annunci: aspettare il 30 giugno 2011 rinfacciandosi le responsabilità è un lusso che nessuno si può più permettere”.

 

Dopo l’impugnativa del Governo, ieri in Consiglio dei ministri, della legge regionale sui servizi idrici interviene il consigliere regionale e vicesegretario lombardo del PD Alessandro Alfieri.

“La bocciatura da parte del governo di parti sostanziali della legge regionale lombarda sull’acqua è una buona notizia – spiega Alfieri - perché mette in luce i pesanti limiti di quel testo. L’impugnativa non ci sorprende e in Aula avevamo messo in luce anche quelle incongruenze. In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, si appropria come soggetto privato delle reti idriche, espropriando i comuni che vengono di fatto anche esclusi dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. La Giunta regionale avrebbe fatto bene ad ascoltare le nostre proposte, perché avrebbe evitato i profili di incostituzionalità che oggi il Governo contesta”.

“L’acqua – conclude - è un bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini. Formigoni e i suoi assessori colgano l’occasione per tornare in Aula e modificare profondamente la legge”.

 

Sulla richiesta di riattivazione della Cava Coppa a Cantello si alzano le voci di protesta del territorio e arrivano al Pirellone. Questa mattina una nutrita delegazione varesina ha spiegato la gravità della situazione ai componenti della VI Commissione Ambiente di Regione Lombardia. Lo ha fatto con interventi appassionati e con la trasmissione di un video prodotto dalla Televisione Svizzera. Il dibattito che ne è seguito ha convinto tutti della necessità di una valutazione attenta della situazione, richiamando i livelli istituzionali ad un atto di responsabilità. “Questa vicenda – dicono Tosi e Alfieri, presenti all’audizione – è a dir poco preoccupante. La richiesta di messa in sicurezza della vecchia cava Coppa si spiega solo con la volontà di portare ad escavazione più di 1 milione e 500mila metri cubi di sabbia e ghiaia. Il tutto in una zona sfregiata da cave e progetti di attraversamento viario e ferroviario. La cava oltretutto rischia di mettere in forse la stessa capacità dei pozzi d’acqua così importanti per l’intero territorio varesino. Dire che si può tornare indietro nelle decisioni è doveroso, anche se questo significa ammettere che ci si è sbagliati nell’inserire questa cava di recupero nel Piano Cave provinciale. Ma sarebbe una decisione che troverebbe tutti d’accordo e sarebbe capita dalla gente. Tanto più che le ragioni addotte nella richiesta di mettere in sicurezza un vecchio sito di escavazione non sembrano giustificabili. Gli stessi uffici regionali non hanno dichiarato la pericolosità della situazione. Auspichiamo quindi un ripensamento e degli atti conseguenti che aiutino a ridare serenità alle popolazioni di Cantello e del territorio”.
 


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